13 dicembre 2012

Nowhere - zerothehero

Sia che voi crediate alla profezia Maya che al Santo Natale, Nowhere è per voi: esce giusto in tempo, il 17 dicembre!

Cosa è nowhere? Innanzitutto, un disco. Banale risposta, ma questo è. Non il classico disco tondo, che potete maneggiare e toccare ancora prima di ascoltare, ma se siete dotati di un masterizzatore (e di una stampante, per la copertina) può anche diventare un disco alla vecchia maniera. Altrimenti, mettetelo sul vostro lettore mp3, sul computer, sull'autoradio, dove volete. E' semplice. Potete anche non ascoltarlo.
I nove brani di nowhere sono stati composti e suonati in disparati momenti, sparsi nell'arco di almeno tre - quattro anni. Qualche idea è stata "riciclata" per fungus, da cui ho preso in prestito un loop di batteria. 
Ho suonato tutto da solo, con l'eccezione di percussioni e batterie, tutte programmate / loopate da me. Ho mixato tutto da solo. Ho fatto un mastering (se così possiamo chiamarlo) ancora in totale solitudine.
Perché esiste questo disco? Nowhere non è un disco necessario, se non per me. A volte le idee capitano, e si mette un moto un meccanismo ossessivo che porta ad arricchirle, orchestrarle, rifinirle; finché non si giunge al compimento, rimane sempre un'ombra di insoddisfazione.
Dati tecnici In questo disco sentirete: tre bassi elettrici (fender jazz classic 70's, musicman stingray, squier fretless), una chitarra elettrica (yamaha pacifica), una pletora di plug-in (non possiedo ancora un mellotron!), un flauto traverso, un chapman stick, una chitarrina acustica (yamaha), la voce del sottoscritto, un micro-intervento di tromba sordinata e di violino elettrico (tutto suonato con scarsa perizia, ma nessuna vergogna!) E un loop di batteria per il quale ringrazio il leggendario Stefano Firpo. Per non scomodare nessuno, ho realizzato anche le foto dello pseudo-booklet. Se non vi piacciono, potete anche non stamparle. 
Quanto costa? Il vostro tempo. Ho usato il mio tempo per registrarlo, in cambio prendetevi qualche minuto per ascoltarlo. E magari qualche secondo per criticarlo!
Cosa significa nowhere? Una volta registrati i brani, mi sono reso conto che si tratta di nove "paesaggi" sonori, le descrizioni di non-luoghi sospesi, spesso eterei. Almeno, questo è quello che vedo quando riascolto il mio lavoro. 
Dove lo trovate? Su Bandcamp, a questo indirizzo: http://zero-the-hero.bandcamp.com/ dal 17 dicembre 2012. 

10 novembre 2012

I nomi prog

Senza nessun intento critico, un nudo elenco di nomi di gruppi prog (e dintorni) italici:

il ballo delle castagne
il tempio delle clessidre
il bacio della medusa
la coscienza di zeno
il balletto di bronzo
banco del mutuo soccorso
la maschera di cera
le maschere di clara
raccomandata ricevuta ritorno
La pentola di Papin
La torre dell'alchimista
Gran turismo veloce

09 ottobre 2012

Ozu film festival

Piccola cronaca di un tentativo.
Da anni ci siamo resi conto che la nostra musica si presta piuttosto bene alle sonorizzazioni: è dilatata e atmosferica, spesso dipinge stati d'animo ansiosi o ansiogeni, ma ha anche momenti rilassati e "bucolici", per non parlare di venature più movimentate e positive, quasi funky. Il nostro vecchio batterista Willy sosteneva che alcuni pezzi di Fungus fossero perfette colonne sonore per film pornografici: non abbiamo però mai avuto il piacere di verificare la bontà dell'accoppiamento!
Da anni sentivamo parlare di concorsi di sonorizzazione, e quando ci è giunta la mail dell'OZU festival abbiamo pensato che sarebbe stato bello cogliere l'opportunità.
Si tratta di sonorizzare un cortometraggio a scelta tra cinque, tutti tra i 6 e i 13 minuti. Dopo una rapida visione, la scelta cade su the sealed room, di D. W. Griffith. La trama semplice e le inquadrature scarsamente "dinamiche" (è un film del 1909!) rendono non troppo complesso il compito della sonorizzazione. Almeno in teoria!
La parte difficile, per quanto mi riguarda, è iniziare; serve un'idea melodica, arrangiamenti e "raccordi" arriveranno successivamente.
Scrivo e cestino, riscrivo e cancello tutto! Il mio "socio", il chitarrista Alejandro J Blissett, è certamente più ispirato: poco dopo ferragosto mi propone già un lavoro quasi compiuto: sette minuti di temi, cambi, riprese. Tutto molto interessante, anche se i suoni che escono da Sibelius sono quanto di più fasullo e sintetico. Solo Ale sa cosa potrebbe scaturire da una registrazione di gruppo; o, forse, neppure lui!
Il calendario si presenta intenso: in un paio di settimane dobbiamo finire il brano, provare e registrare, e metà gruppo è in vacanza!
In un pomeriggio aggiustiamo la partitura, portandola da Sibelius a Logic, e aggiungiamo un paio di temi, legando i momenti salienti a cambi dell'umore e della musica. Cerchiamo di mantenere il tempo metronomico abbastanza costante, in modo da mantenere il pezzo riproducibile dal vivo, con i cambi nel giusto momento.
Poi, con la fretta che contraddistingue ogni produzione Fungus, si comincia a registrare. Io non conosco il pezzo, e neppure Cajo, il nostro batterista. Il tastierista "ufficiale", Claudio, è lontano, e il midi suona veramente troppo poco umano per essere usato.
Cajo ha un compito improbo: in tre calde giornate agostane deve arrangiare la batteria, suonarla, registrarla. Nel frattempo, registriamo anche io ed Ale, mentre cerco di convincere l'amico Fabio a prendere parte al progetto come tastierista. Con lui si completa la formazione (e si sostituisce il midi!).
Mixaggio velocissimo, in un pomeriggio.
Questo è il risultato finale:



Purtroppo non siamo stati selezionati per il live, ma abbiamo messo in cascina l'ennesima esperienza e l'ennesimo brano.

19 settembre 2012

Come Taste The Band

L'ascolto di oggi è un disco "minore" nella storia del seminale gruppo inglese.
Credo che i Deep Purple siano un ascolto obbligatorio per chiunque voglia avvicinarsi all'hard rock "classico": in ogni formazione hanno saputo attingere senza vergogna intuizioni, suoni (ed anche riff) dalla musica che li circondava.
Dopo anni di successi e contrasti interni e travagliati cambi di formazione, siamo alla cosiddetta mark IV: Blackmore lascia la nave, forse presagendo il naufragio. Il timoniere principale sembra ora essere David Coverdale, coadiuvato da Hughes e dal nuovo chitarrista, l'americano Tommy Bolin. I due membri storici, gli unici presenti fin dalla prima formazione, sono in ombra sia nella scrittura dei pezzi che nella creazione del suono.
Non voglio essere obiettivo: questo disco fu una delle mie più cocenti delusioni musicali adolescenziali e ci ho messo anni a rivalutarlo. Coverdale canta testi da dodicenne con la voce da macho pompato di steroidi, i riff hanno la semplicità dei bei tempi andati senza eguagliarli in efficacia, la splendida voce di Hughes rimane spesso in secondo piano e l'organo di Lord ha quasi esclusivamente il ruolo di accompagnamento ritmico. Inoltre, lo stile di Bolin è piuttosto distante da ciò che Blackmore aveva fatto sentire fino a quel momento. Però, alla fine, è un dischetto che scorre piuttosto bene e ha una vera e propria perla funky, la tiratissima Getting Tighter, in cui finalmente si fa da parte Coverdale, per lasciare la ribalta alla voce ed al basso di Hughes. E, poi, la vibrante chiusura di you keep on movin', ballad atipica, molto giocata sulle dinamiche, anch'essa sorretta dal basso e dall'accoppiata di voci.
E poi... Bolin. Che dire di lui? All'epoca i fans rimasero spiazzati dallo stile del bravo chitarrista americano, che conosceva il southern rock, il jazz, usava la slide, giocava con le sovraincisioni in studio: tutti ingredienti pressoché assenti nel chitarrismo ben più pesante di Blackmore, ma che ben si amalgamano nel sound generale quando il gruppo vira sul funky. Altra faccenda, ben più complessa, sarà poi rendere dal vivo l'impatto del predecessore: ascoltate alcuni tremolanti soli di Bolin (resi impresentabili anche dall'eroina) e imbarazzatevi per lui.

Voti finali: sei e mezzo al disco, nove a getting tighter e il solito quattro per l'antipatia a Coverdale.


18 luglio 2012

No Hope No Jobs No Cash No Lord

In questo momento sto ascoltando a volume necessariamente fastidioso child in time. Se ne è andato un eroe, forse il più grande, certamente il più famoso organista hammond nel rock. Un timbro inconfondibile, un'invidiabile capacità di dialogo con i chitarristi e di improvvisare, una potenza che riusciva a competere con l'incontrollabile Blackmore.
Dagli acerbi ma interessanti esordi della trilogia Shades of Deep Purple, The Book Of Taliesyn e Deep Purple, via concerto for group and orchestra, il salto verso l'hard rock archetipico e quasi perfetto (nel suo genere), con dischi monumentali della portata di In Rock e Made in Japan, nonché il sorprendente Burn. Non parliamo degli episodi meno riusciti, delle reunion, degli interminabili tour, delle avvincenti improvvisazioni e delle sfiancanti liti.
Raramente i deep purple hanno sfoggiato velleità "sperimentali", in compenso, pur con innegabili derivazioni, hanno stabilito una cifra stilistica e creato un sound. Lord, partendo da Bach e dai Vanilla Fudge, è riuscito a intraprendere un dialogo spesso entusiasmante con Blackmore prima, con Morse poi.
Lo vidi nel 1998 dal vivo: ricordo una prestazione stellare e un interplay incredibile tra lui e Morse, che giocavano, visibilmente divertiti, a sfuggirsi e rincorrersi continuamente. Traspariva pura gioia del suonare -to play-, energia, fantasia, potenza. Per me, è ancora vivo.

16 luglio 2012

Gli ascolti di oggi

Due parole per due dischetti che oggi hanno risuonato tra le mie quattro mura.
Ben Frost - by the throat : ambient, elettronica; musica estrema nei suoni quanto semplice nelle melodie. Un primo ascolto scioccante, con il woofer che cercava di emulare un terremoto nel tentativo di fare uscire bassi che dovevano essere a quaranta Hertz.
Balmorhea - all is wild, all is silent : anche qui melodie semplici, condite da molta ispirazione e dalla volontà di superare la gabbia del post-rock di inizio millennio.
Sono sempre più convinto che il valore aggiunto sia l'arrangiamento

08 giugno 2012

BFA


BFA (o Blissett Family Album) è un progetto intermittente, quasi completamente strumentale; registrazioni spudoratamente casalinghe, composizioni velleitarie con un occhio agli anni 70 e uno al futuro: in pratica, strabismo.
qui in link relativo all'ultimo lavoro (per ora), registrato tra la fine del 2008 e il 2009. Potete offrire zero euro!
I Think It's Better To Call This Number (il numero è quello del manicomio di Genova Quarto) è scaricabile qui: http://callthisnumber.bandcamp.com/
il disco esiste "quasi" solo in forma digitale (ovvero, se volete il cd-r ve lo firmo pure: ma fate prima a masterizzarvelo da soli!).
Buon ascolto!

06 giugno 2012

Venus

Il titolo è in onore del pianeta che oggi ha "macchiato" il sole per un'ora.
Ieri ho preso la mia fida chitarrina acustica ed ho cominciato ad arpeggiare; un bordone di basso sul mi a vuoto a punteggiare un giro sospeso. In poco tempo, mi decido a registrare; non sono un buon giudice della mia ispirazione, per cui mi conviene registrare sempre e riascoltare e giudicare a mente e dita fredde.
La mia fida acustica, però, ha corde che risalgono ad ere geologiche lontane. Opto per l'altra fidata seicorde, la Yamaha. Registro svariate take con un'emulazione di ampli di Logic, improvviso un assolino semplice semplice, e alla fine aggiungo anche un bassetto (lo lascio però solo nella parte centrale).
All'alba di stamattina, aggiungo un loop di percussioni che sembra andare a tempo col basso, e mixo.
Tutto semplice semplice. qui il pezzo: Venus

05 giugno 2012

Robert Fripp - Exposure


Riascoltato ieri per intero dopo tempo immemorabile, Exposure di Robert Fripp si dimostra un interessantissimo compendio rock. Qui c'è di tutto: rock n'roll rivisitato con animo punk, un Peter Hammill inferocito, un toccante Peter Gabriel a sublimare here comes the flood, l'anticipazione dei king crimson 80's, le frippertronics, i vicini che litigano, gli elettrici incastri schizoidi, l'anima soul di Daryl Hall.
Non è un disco fuori fuoco, ha solo molta profondità di campo.

15 maggio 2012

Due articoli interessanti

Solo i link, da due giornali "ordinari" che sono ben presenti anche in digitale.

05 maggio 2012

To Rome With Love

L'ultimo di Allen è una delusione, in parte attesa.
Confesso di essere partito prevenuto (le critiche parlano mediamente maluccio di questo film) e di avere avuto invece qualche fremito di speranza dopo qualche minuto, accorgendomi che stavano prendendo vita alcuni personaggi tipicamente alleniani, nevrotici, insicuri, con un Sam pronto a dare inascoltati consigli. Ma poi la narrazione si impantana, gli episodi perdono giri, i luoghi comuni sull'Italia e gli italiani si sovrappongono e non si ha mai un momento di reale divertimento nè alcuna brillante illuminazione. Anzi, a tratti la farsa tocca livelli Vanziniani. Nota negativa anche per il doppiaggio, ma è da riconoscere la difficoltà nel rendere monolingue alcune battute.
Peccato, le idee ci sono (moltissime sono peraltro riciclate), ma mancano dialoghi, battute, uno sviluppo, e pure un finale.

10 aprile 2012

ex abrupto


Registrato qualche sera fa, nel buio e nel silenzio di casa mia. 
Per gioco, ho provato a partecipare ad un concorso in cui non avrei avuto nessuna possibilità di vittoria, e noto che i risultati sono stati anche peggiori del previsto. 
Ottimo!

28 marzo 2012

Wandering

L'improvvisazione è composizione istantanea. Ogni tanto imbraccio il mio strumento, il basso, gioco con i pedalini (line6 m5, boss dd-20, VTBass)e improvviso.
Questo un opinabile risultato. Ovviamente: buona la prima.

gli Embryo a Genova

Gli Embryo sono un gruppo leggendario nella storia del Kraut-rock. Praticamente in tour semipermanente da più di quarant'anni, sono la creatura di Christian Burchard, percussionista, vibrafonista, salterista (questo è un bruttissimo neologismo, ma suona il salterio!). Mi ricordo abbastanza nitidamente di un loro concerto a Loano nel Marzo del 2002; fu un continuum di improvvisazioni, con strumentisti che ruotavano continuamente, un incontenibile Burchard al salterio e un bravissimo sassofonista.
Ricordo un pubblico sparuto, con qualche viso perplesso; altri, invece, sembravano illuminati dalle idee in libertà, dal flusso continuo, da quell'essere "freak" senza apparire decrepiti. Feci tesoro dell'esperienza del concerto, la portai con me e dentro di me. In quei giorni stava nascendo e prendendo forma Fungus; la prima incarnazione del gruppo aveva una grossa predominante "free", nonché una piccola, ma importante, componente etnica, con un chitarrista che si dedicava anche all'oud e alle percussioni.
Dieci anni dopo arriva la chiamata di Disorderdrama: "volete suonare con gli Embryo?". Mi prendo il tempo di respirare, e qualche minuto per sentire il gruppo. La risposta è sì. Suoneremo senza Claudio, tastierista nomade: in quei giorni sarà a Bruxelles.
All'arrivo, già siamo stupiti di quanti siano gli Embryo: il fulcro attorno cui tutto ruota è Burchard, ma nella sua orbita gravitano diversi giovani e meno giovani polistrumentisti, su cui spiccano la solare figlia Marja, che si alterna a tastiere, vibrafono, trombone e batteria e il curioso vocalist, capace di emettere potenti e stranianti suoni con il solo ausilio delle corde vocali. Gli Embryo spesso aggregano alla band musicisti locali: qui in Italia hanno il supporto di un psichedelico flauto (Andrea Monetti) e di una jazzosa tromba (Carlo Mascolo).
Apriamo noi Fungus, ed è una gioia essere qui; il nostro set lascia volutamente un po' più di spazio all'improvvisazione (come ai vecchi tempi!), in onore dei nostri "zii".
Poi, i teutonici; iniziano a volumi molto bassi, è necessario il silenzio per udire le sfumature; l'esperienza è di concentrazione collettiva, quasi mistica. Il gruppo improvvisa, a volte si disunisce per poi ricongiungersi, tutto rimane sospeso ed etereo. Dopo un paio di brani, si vira, il gruppo "ruota" e si ritorna ad atmosfere più vicine alle origini seventies del gruppo, una sorta di jazz-kraut mai autocompiaciuto. Vederli e ascoltarli è un piacere vero, sembra di assistere ad un rito in nome di una certa idea di musica. Questa idea vive ancora.

14 marzo 2012

horror vacui - la prima recensione

La prima recensione di horror vacui.
Voi direte: "hai già scritto questa pagina".
Vero, l'ho già scritta. Ma mi sono clamorosamente scordato il link!
Eccolo: http://www.arlequins.it/pagine/articoli/alfa/corpo.asp?iniz=Z&fine=Zzzzzzz&ch=4972

13 marzo 2012

2011

Periodo di consuntivi e classifiche, quello delle prime settimane dell'anno. Il prog-nerd è per natura propenso a categorizzare e vivisezionare; io sono peraltro piuttosto interessato al genere, dunque mi capitano sotto gli occhi svariati elenchi, classifiche et similia.
Da parte mia, mi posso limitare ad un elenco sbrigativo di ciò che ho ascoltato, in ordine grossolano di gradimento.
Roba molto buona:
Opeth - Heritage
Steven Wilson - Grace For Drowning
Calomito - Cane di Schiena
Discipline - To shatter all accord
Roba buona:
hostsonaten - summereve
amplifier - the octopus
Jonathan Wilson - gentle spirit
la coscienza di Zeno - same
Vanessa Van Basten - closer to the small dark room
Warren Haynes - man in motion; gli ultimi due non possono stare nel novero progressivo, ma sono indubbiamente ottimi dischi
Roba discreta:
yes - fly from here
Jackszyk/ Fripp/ Collins - a scarcity of miracles
explosions in the sky - take care, take care, take care
blackfield - welcome to my DNA
Seri dubbi: Radiohead, Dream theater
Mi riservo di cambiare idea su tutto ed in qualsiasi momento. Postilla finale: nei primi mesi del 2012 ho scoperto gli ottimi discipline; per ora colloco, per entusiasmo, il loro to shatter all accord nelle primissime posizioni.

03 marzo 2012

La prima recensione di horror vacui

E' un piacere per me linkarla: Fin troppo buona nei miei confronti, ma... incasso volentieri!

30 gennaio 2012

un'altra inutile classifica

questo link sta facendo parlare non poco; in pratica (ma basterebbe seguire il link), trattasi di una lista generalista che dovrebbe comprendere i cento dischi italiani più belli della storia. E' già difficile pensare che possa andare "a fuoco" un'operazione del genere, in cui l'unico denominatore comune è la nazionalità, che sembra quasi il pretesto per gettare in un calderone Caparezza, De Andrè, Sangue Misto, Negramaro, Gaznevada, PFM, Verdena... Non conosco tanti di questi dischi, e penso che ogni classifica sia di per sè rischiosa, fasulla, dettata dalle mode del momento (quanto durerà Wow dei Verdena nel continuum dell'arte italica? Per ora è al diciannovesimo posto, ma tra tre anni?) Naturalmente ai primi posti i nomi sono soliti noti, e domina l'ormai-assurto-a-santone Vasco Rossi. Quale può essere il senso di un listone del genere? Forse, avere qualche spunto per cercare dischi che potrebbero essere interessanti e sono passati inascoltati sotto le nostre orecchie. Inutile, però, prenderlo sul serio, ed arrabbiarsi perché Lorenzo 1994 supera Darwin! Piuttosto, rallegriamoci che non sia stato fatto un sondaggio tra gli italiani medi, altrimenti Darwin! non sarebbe stato neppure nominato.

09 gennaio 2012

Horror Vacui

Dopo una lunga attesa, è nato! Horror Vacui, ovvero il mio primo disco solista, è uscito per mellow records (e per il sottoscritto!). QUI potete ascoltare qualche estratto, trattasi di un lavoro interamente strumentale, realizzato quasi esclusivamente in solitudine. Se siete interessati, scrivetemi: zero.the.hero AT libero PUNTO it !