25 gennaio 2013

So long, The Mars Volta


Qualche anno fa non pensavo che sarei arrivato ad appassionarmi ad un genere come il post-hardcore. A dire il vero, non pensavo neppure che esistesse. Lessi diffusamente dei Mars Volta e dei loro predecessori, gli at the drive-in, prima di accingermi titubante, ad entrare nel mondo di Omar Rodriguez-Lopez e compagni. Con Frances The Mute non fu amore a prima vista, ma dopo qualche ascolto pieno di dubbi per l'ipertrofia, la ridondanza e le pause elettroniche lunghissime, mi conquistò con una mistura di ingredienti conosciuti (prog, psych, forse ancora qualche barlume del succitato post-hardcore, rock settantiano, rumorismi elettronici), ma al tempo stesso amalgamati in una ricetta affascinante.mars volta
Scoprii poi, andando a ritroso, il primo LP, l'ottimo de-loused in the comatorium, poi l'Ep tremulant, poi, mentre uscivano le opere successive, cercai di capire come avesse avuto origine tutto ciò da un gruppo post-hardcore (ma poi... che genere è?).
I Mars Volta dopo l'ottimo Frances hanno sfornato ancora molti dischi, ma l'ipertrofia ha preso il sopravvento sullo strano equilibrio sghembo degli esordi. Pur rimanendo alto il livello dell'ispirazione, la voglia di strafare e i mille progetti (non sempre interessantissimi) del chitarrista Omar Rodriguez-Lopez hanno progressivamente soffocato la band.
Ricordo in particolare un concerto nel 2008: il primo (all'alcatraz di Milano) fu una maratona di tre ore con un solo piccolo momento di stanchezza; l'ipertrofia e la creatività nel contesto live diventarono armi potentissime, con una capacità di improvvisare insieme vista molto raramente in ambiti rock.
Ora non ci sono più, soffocati dall'ego straripante di un chitarrista / compositore certamente interessante, a modo suo quasi geniale, ma incapace di mettere a freno la propria ispirazione. Peccato, per ora.



23 gennaio 2013

crowdfunding?



In breve, i miei due spiccioli: è evidente il crowdfunding sembra funzionare, ma se osserviamo le cifre e il numero di progetti che nascono si nota una miriade di microprogetti, tutti da poche centinaia di euro: cifre che potrebbero tranquillamente essere anticipate dall'artista. (Se ci credi, paga il progetto).
E' anche vero che la prevendita potrebbe permettere, se usata in modo onesto, un tornaconto sia al fan che all'artista. Dopo tutto, perché un fan che sta finanziando la stampa del disco dovrebbe pagarlo a prezzo pieno?
Ma un aspetto di cui pochi parlano e che mi sembra il più interessante, è l'utilizzo delle piattaforme di crowdfunding in modo "indiretto": far apparire un progetto su uno dei siti maggiori può anche servire ad aumentare l'esposizione del progetto stesso e come test.
L'aumento dell'esposizione (quasi) gratuito, per chi non può permettersi un ufficio stampa e non può tediare continuamente i soliti fans / amici / cugini, è un indubbio e positivo effetto.
Anche sui "vecchi" fans far partire un progetto può servire come verifica della consistenza e dell'"affetto"della base di fan. (Se ci credi, paga il progetto).
Ciò che mi lascia perplesso (e perplime anche l'autore dell'articolo su bastonate) è la sopravvalutazione economica di certi plus che sono in realtà delle piccole chicche che andrebbero regalate ai fans. Perché dovrei farvi pagare due firmette sul disco?

01 gennaio 2013

I dischi del 2012

Siamo al classico momento dei consuntivi di fine anno (e principio) e mi rendo conto di aver ascoltato veramente poco dell'anno appena trascorso; quindi solo un paio di risaputi consigli: il nuovo godspeed e il live dei porcupine tree. Entrambi mantengono quanto promettono e sono rivolti a chi già possiede le opere precedenti e reiterano noti stilemi, ma lo fanno con forza, coniugando con sapienza forma e sostanza.
Devo invece ancora comprendere il senso ultimo del secondo Genesis Revisited: bel disco, ottimi arrangiamenti e bella registrazione, ma nulla che non fosse già presente in una delle trenta diverse stampe e ristampe. Con in meno la voce di Gabriel.