Inland Empire. Un delirio, senza capo nè coda. Ma un delirio voluto, cercato e trovato. Qualcuno lo definisce capolavoro, per me gli è molto superiore Mulholland Drive; la trama probabilmente non esiste nella sua interezza, ma nelle sue sfaccettature e possibilità sì. Molte storie si intrecciano, forse nessuna di queste è reale, ma tutte sono reali all'interno del film. "in questo film ci sarà un omicidio": ma nel film, nella mente di Lynch, forse non nella realtà, quasi sicuramente non per l'emozione dello spettatore che non viene mai realmente solleticata. Ho messo in moto la mia parte razionale per cercare di comprendere, e forse è colpa mia se non ho provato brividi, o reali paure, ma solo curiosità e, infine, tedio dopo le due ore. Ma gli incubi sono così: non se ne esce a comando. E questo film in fondo è un incubo che non ha bisogno di essere preceduto dalla rituale peperonata.
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Sono passate quattro settimane da una caduta assurda e banale che nel giro di una frazione di secondo mi ha sbriciolato l'omero destro (e, infatti, sto scrivendo con la sinistra). Scivolato ingloriosamente in un parcheggio, a piedi, mi sono ritrovato con il braccio penzoloni e con la sensazione che la mano che si muoveva per terra non fosse la mia. Sembrava "mano" degli Addams. E un dolore assurdo, per breve tempo, ma realmente insopportabile. Ricovero, operazione (un chiodo endomidollare che attraversa tutto l’osso), e un bel po' di riposo. Riscopro la lentezza, imparo a usare la sinistra, riascolto dischi che ho lasciato in sospeso. Trovo un bassista “temporaneo” per Fungus, per la prima volta. Il basso è arduo da suonare col braccio destro al collo, ma muovere l’altra mano sulla tastiera mi fa bene. Dopotutto, l'infortunio mi promuove da bassista a compositore. Va tutto bene, assaporo il tempo, l’affetto e riscopro anche qualche attimo di noia, che la fretta ...
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