10 maggio 2011

Steven Wilson - insurgentes

Nutro una grande ammirazione per Wilson, sapiente architetto sonoro, capace di metabolizzare ed aggiornare, pur con qualche ruffianeria di troppo, le intuizioni di alcuni giganti dei seventies, floyd su tutti; certamente pone spesso l'accento sulla forma a discapito del contenuto, e la cosa é evidente in questo non riuscitissimo "primo disco solista" (virgolette d'obbligo). C'è comunque una perla, che naturalmente paga il tributo agli altri mentori, i King crimson: no twilight within the courts of the sun, sorta di revisione della seconda, convulsa parte di starless, con un sublime Gavin Harrison dietro i tamburi a reggere l'obliqua ritmica.

04 maggio 2011

Line6 M5

Ordinato da tonefactor, negli USA, il pedale è giunto nel giro di una decina di giorni. Giusto il lunedì dopo il concerto del sabato sera, ma non può andare tutto TROPPO bene.
Perché l'ho comprato? Potrei cercare mille parole, ma ne uso principalmente una: GAS. Ma anche per "alleggerire" la pedaliera, che annovera tanti pedali che sono troppo pigro per portare quando facciamo comparsate di venti minuti. L'idea sarebbe di accoppiarlo all'ormai insostituibile vtbass per avere un "dynamic duo" molto versatile, leggero e di qualità, abbinandogli di volta in volta altri pedali a seconda del tipo di set in programma. E poi, non ho un compressore, e sullo stick ne ho un disperato bisogno, perché il mio tocco è angosciante (avrei più bisogno di studio che di un compressore, ma questo è un altro discorso)
Il pedale è solido, e pure pesantuccio. Sulla parte anteriore, cinque prese jack: quattro tra in / out: lavora anche i stereo, una quinta per il pedale d'espressione. Superiormente, sei potenziometri possono funzionare in modalità relativa o assoluta: uno per cambiare gli effetti, cinque per regolarne i parametri.


Ha il true bypass, o almeno così dichiarano alla line6; volendo, è disabilitabile per lasciare che gli effetti mantengano una coda.
Accesa, si capisce subito come funziona: è una pedaliera "castrata": si può usare solo un effetto per volta, ma ogni effetto ha grandi margini di personalizzazione, grazie ai cinque pot. Immagino che abbinare il pedale d'espressione possa essere un ulteriore divertimento (ci sono un emulatore whammy e molti wah), ma al momento ne sono sprovvisto, e non vorrei cadere di nuovo nella spirale dell'aggiunta pedali!
L'M5 ha due switch: col sinistro si accende e spegne l'effetto, il destro funziona da tap tempo e, premuto, porta il pedale in modalità accordatore.
Gli effetti sono divisi in cinque categorie: delay, mod, distorsioni, filtri, riverberi. Il DSP dovrebbe essere fondamentalmente uguale a quello delle consorelle M9 / M13, la qualità sembra sempre piuttosto elevata, anche se l'orientamento mi sembra leggermente più "chitarristico" che "bassistico", specie in ambito distorsioni e synth. Si passa da una categoria all'altra premendo il pot in alto a sinistra, e da un effetto all'altro ruotandolo. Ogni categoria ha il proprio colore, e il display si illumina di conseguenza.
Smanettando un paio d'ore, ho comunque trovato effetti piuttosto interessanti e soprattutto usabili in tutte le categorie, e sono rimasto stupito da quanta personalità avesse ogni singola emulazione. Ci sono distorsioni leggere ed estremismi metal, riverberi naturali ed eco che sfociano nel delirio psichedelico. I sintetizzatori sono carini, anche se non c'è nulla di devastante quanto l'electro-harmonix bass synth , e di questo sono in parte felice ;-). I compressori mi sembrano piuttosto credibili: naturalmente, vanno settati secondo il tocco e l'output dello strumento, ma mi sembra facciano il loro dovere. Tra i "mod" ho trovato molto divertente l'emulazione del Mu- tron, con cui riesco a riprendere più che bene i suoni del bassballs. Su moltissimi effetti, non solo delay, ma anche "mod" tipo chorus o flanger, il secondo switch funziona da tap tempo, il che è piuttosto utile e interessante.
http://line6.com/m5/models.html qui comunque c'è un elenco completo degli effetti, ho ancora molto da esplorare!
L'M5 ha la possibilità di salvare i preset in 24 location; per passare da un preset all'altro bisogna: premere insieme i due switch, scorrere l'elenco con essi (uno va in sù, l'altro in giù), premere ancora i due switch per entrare nell'effetto. In pratica, conviene che nello stesso brano non si usi più di un effetto. C'è anche l'intelligente possibilità di salvare in automatico: quando si esce da un preset, i suoi valori rimangono in memoria. Per gestire decentemente la libreria, però, è necessario il collegamento di midi in / out a computer : perché non hanno messo un USB?
In conclusione, pedale utile (fa quello che serve) e divertente (fa PIU' di quello che serve, per il divertimento casalingo) con una buona qualità.

02 maggio 2011

Sabato sera

Sabato sera abbiamo suonato in Buridda. Era tardissimo, ero stanco, ho sbagliato mille cose. Ma ci ho messo dentro tutto, fatica sudore colpo d'occhio e intesa e qualche piccolo sprazzo di intelligenza.
E ho goduto come un matto. Voglio più concerti.