22 dicembre 2011

Gente in coda

Sarò un maniaco della musica, ma quando vedo persone in coda che fumano nervosamente con il finestrino abbassato, e NON sento musica provenire dalle loro autoradio, mi intristisco. Per loro.

11 dicembre 2011

Batman

Ho rivisto a distanza di anni il Batman di Tim Burton, datato 1989. Bel film, fu grande successo all'epoca, tanto da diventare l'apripista di un'infinita stagione cinematografica dedicata a supereroi di ogni foggia. Mi sto ponendo da qualche giorno una questione oziosa: è meglio il Batman di Burton, gotico, ironico, con uno strepitoso (e probabilmente divertitissimo) Nicholson, o quello che vent'anni dopo ha partorito Nolan: a orologeria, senza un attimo di tregua, cupo e con pochi barlumi di speranza? Si parla, comunque, di "entertainment" di alto livello, non privo di implicazioni profonde, nonostante l'evidente volontà di incasso.

19 novembre 2011

Saroos

Musica elettronica, tedesca, con influenza notevole del Kraut anni 70. Visti in concerto, divertenti e a tratti stimolanti, con qualche piccola venatura psichedelica. Il dubbio che aleggia sempre durante le performance di questo genere: cosa stanno facendo esattamente i musicisti sul palco? Quanto di ciò che stiamo ascoltando è stato registrato e quanto viene processato il suono? Ottimo batterista, comunque!

05 ottobre 2011

Fungus LIVE 7 ottobre 2011

Organizzata al volo, in un'ora improbabile (alle VENTI e ZERO ZERO!) la prossima data fungus: piazza del ferro, genova, sette ottobre duemilaundici! Non si paga, non c'è consumazione obbligatoria, noi non prendiamo una lira (e men che mai un euro!), ma lo facciamo PER TE! Quindi VIENI, o, almeno, sentiti in colpa se non verrai (e porta una giustificazione)

03 ottobre 2011

Gli autogol nell'era di twitter

Dopo le vicende di Sucate e del tunnelgelmini è ora la volta di Vasco e nonciclopedia. La questione è curiosa: nonciclopedia è un sito pseudo-satirico, in cui gli utenti possono liberamente perculare nello stesso modo in cui su wikipedia si accumula conoscenza. La pagina di nonciclopedia sul Vasco nazionale (non Brondi, ma quello di Zocca) è un concentrato di luoghi comuni, che possono al massimo far sorridere. Tra l'altro, nella presa in giro a Vasco non si risparmiano insulti gratuiti a fans, tossici, ragazzette brufolose etc... nulla di imperdibile, insomma, e la frase più divertente è: - Rewind. Secondo critici musicali, essa non è altro che la rivisitazione moderna della celebre "Ollellè Ollallà faccela vedé faccela toccà". Ora, nonciclopedia si professa satirico, e qui riparte l'antica diatriba su cosa sia satira e cosa insulto. La satira per definizione non ha limiti, si dice. Ma è arduo da spiegare all'avvocato del milionario cantante, che fa partire una denuncia; nonciclopedia risponde chiudendo il sito. Twitter si scatena, #vascomerda diventa hashtag di punta, e tutti si schierano contro il Vasco nazionale, colpevole di un clamoroso autogol. E nonciclopedia, forse, guadagna il patentino satirico, nel momento in cui 1. si autoprofessa tale 2. scatena le ire della vittima 3. scatena reazioni a proprio favore. ma 4. non dovrebbe far ridere o perlomeno 5. pensare ?

15 settembre 2011

Keep It Simple

In questo post, parlavo di un brano. Eccolo!

08 settembre 2011

Ruggine


Ruggine, un film doloroso e angosciante; riesce nell'intento di ricreare un'atmosfera tetra e pesante, in cui la tensione deriva dalla reiterazione del banale. Non riesce però a coinvolgere né ad avvincere eccessivamente, e ha qualche cliché di troppo: esagerato che il "cattivo" della situazione non sia solo pedofilo ed assassino, ma pure filonazista! I dialoghi tra professori sono appena più profondi di quelli nei film di Pierino. E non c'era bisogno di spiegare perché la Solarino abbia quella narice sinistra, tra l'altro strappando un sorriso in un momento di climax drammatico.
Non mi sono dispiaciute le musiche, anche se certi crescendo post-rock elettronici stanno diventando di maniera.

06 settembre 2011

keep it simple

A volte bastano tre accordi, una chitarra e tante pause per creare un buon brano. Qualche giorno fa ho cominciato a registrare (con idee non particolarmente chiare) un brano "arioso". Comincio con due accordi sulla chitarra acustica, ma non sono convinto. Prendo l'elettrica ed arpeggio, ma manca qualcosa. Registro un pad, e l'idea inizia a prendere forma. Ma cerco di "tenerla semplice"; aggiungiamo un'altra elettrica, con un bel flanger. Poi il pianoforte. A questo punto il fender jazz sarebbe una ciliegina. Ma dove c'è il basso, perché non mettere una batteria? Via con Ez Drummer: un bel loop lento, semplice, sul ride; a questo punto qualche fill starebbe bene: è il caso di cominciare a cercare nella libreria di Ez Drummer i fills, e metterne qua e là ad arricchire il tutto. Un hammond? Andato! Cambio il suono della chitarra solista, mi ributto sul solito Gilmour di Comfortably Numb (se sapessi anche suonare così...); torniamo al basso: a questo punto gli accenti della sezione ritmica non procedono più insieme, è il caso di registrarlo nuovamente. Stavolta uso il fretless. E ... mettere una chitarra accordata aperta, magari suonata con lo slide? Che idea! Però non mi soddisfa la "strofa", ci vorrebbe una parte di flauto traverso. A questo punto, rivediamo il pad iniziale, e aggiungiamo un bel mellotron in versione flauto. Per fortuna doveva essere un brano semplice! Entro qualche giorno sarà mixato. Manca ancora un titolo. Keep It Simple mi piace!

02 agosto 2011

Gli incontri improbabili

Via Caffaro, Genova, ore 14.
Passo di fianco a un tizio sui 40 anni, sguardo stralunato, che sembra parlare da solo, o a un cellulare; sta dicendo "ma nel computer ci sono le istruzioni?"
silenzio
mi volto
"parli con me?"
"sì, 'scus', intendo dire: come il telecomando"
"..."
"come il televisore, nel televisore ci sono le istruzioni"
"bè, sì, anche in alcuni computer, ma non spiegano molto"
"ma dici che non imparo da solo?"
(passa un tizio con gli occhiali)
"scusate, questa è via Caffaro?"
"sì"
"sì"
"sto cercando il 4"
"uhm, non so..."
"cerc' l'unione ciechi?"
(ah, certo, l'ha capito dagli occhiali spessi!)
"..."
"ipovedent'?"
"no"
il miope se ne va, un po' offeso.
rimane l'aspirante informatico: "ma se schiaccio un bottone cento volte, lo capirò a cosa serve?"
"serve pazienza, magari tempo"
"ma in una settimana imparerò?"
mi guardo intorno; non c'è nessuna telecamera. NON sono su candid camera.
fuggo, per oggi la mia RDA di surrealismo è raggiunta.

PS: non credo che l'aspirante informatico leggerà mai queste righe.

07 luglio 2011

Ophelia

Uno dei primi obiettivi di Fungus era quello dell'improvvisazione totale, o almeno "con pochi appigli". Il gruppo è andato avanti, è cresciuto e si è organizzato, ma nessuno di noi ha perso il gusto per l'inatteso, la sorpresa, le dilatazioni. Sono nati progetti paralleli, tra questi Ophelia.
Scopo del gioco: avere pochi punti di riferimento. Qualcuno, però, è sicuro. Abbiamo appunti sparsi per il palco, e i piedi liberi per indicare la direzione. Basta ingegnarsi, e sapersi coordinare.
Stasera si gioca, in trio. Se la registrazione verrà bene, sarà distribuita; se verrà male, anche. Preparatevi.

26 giugno 2011

King crimson - discipline

Conosco molte persone per cui sia opinione comune che gli anni '80 siano stati un periodo musicalmente nefando; se poi si parlasse di un gruppo con batteria elettronica e chitarra midizzata molti nasi si storcerebbero a prescindere. Eppure, anche stavolta Fripp fa il miracolo. L'incarnazione eighties del Re Cremisi ripesca Bruford dagli anni settanta e introduce gli americani Levin e Belew. I Crimson immediatamente precedenti distano otto anni, un secolo. Questi sono una formazione con una scrittura in cui la disciplina ritmica è affidata soprattutto agli arpeggi della chitarra di Fripp, con la batteria libera di punteggiare accenti e lo stick di Levin che fa da raccordo e motore. Ci sono canzoni propriamente dette, come l'ispiratissima Matte Kudesai, ma soprattutto parole e musica in semilibertà, improvvisazioni abilmente incanalate e inquadrate che non perdono la loro forza, ma anzi acquistano in suggestione; e intrecci, ritmici e melodici, di accenti ed arpeggi, chitarre (di Belew e Fripp) che suonano in tempi diversi e si incrociano quando ciò deve accadere. Idee, moltissime idee, in un disco che a tratti sembra addirittura pop e freddo, ma che ad ogni ascolto rivela qualche perla nascosta, qualche intreccio, piccolo colpo di genio di grandi musicisti. È difficile che un'opera del genere piaccia al primo ascolto, troppo avanti per gli anni 80, ma con suoni che li richiamano inevitabilmente. Ragione in più per mandarlo in loop e goderne ogni volta di più.

10 giugno 2011

King Crimson - II parte

Qualche giorno fa un amico mi ha posto una domanda di quelle che ti aspetti quando hai voglia di parlare senza sosta: "che ne pensi dei King Crimson?"
Ahilui, ne penso anche troppo. Domanda per il neofita: come cominciare?
Riprendo da qui, dunque un post di qualche mese fa.
Postulando che non esistano dischi brutti a nome King Crimson, partirei dal primo, folgorante, esordio: in the court of the crimson king getta le basi e detta le regole di un intero genere, con genio, coraggio, anche un po' di retorica mellotronica (che nel prog non deve mai mancare) e di gusto per i due antipodi: l'improvvisazione totale, quella che ti conduce verso lidi inaspettati e luminosi, come in moonchild, e la tecnica rigorosissima, che regala stacchi impossibili, da ascoltare con il fiato sospeso (naturalmente sto parlando di 21st century schizoid man).
Aggiungete gli immaginifici testi di Sinfield, i paesaggi sonori percorsi da delicati flauti e punteggiati da un incredibile Giles (batterista assolutamente geniale), la voce già potente e cristallina e non ancora ruffiana di uno splendido Lake, le traiettorie imprevedibili della chitarra di Sua Maestà Fripp, la copertina che sposa ansia e fiaba, l'uomo schizoide e una luna giocosa.
Poi, tra un capolavoro e l'altro (di Islands parlerò dopo, perché è una meraviglia a parte), io pescherei Larks' Tongues In Aspic. Perché? Innanzitutto per la sezione ritmica, probabilmente la mia preferita di sempre: il batterista Bill Bruford lascia gli Yes all'apice del successo per gettarsi in un'avventura coraggiosissima; al suo fianco il giovane bassista John Wetton, dalla distorsione sempre in agguato, potente, preciso e inventivo, e con una voce caldissima; e completare il trio il (completamente folle) percussionista Jamie Muir, un personaggio che correva da una parte all'altra dei palchi vestito di pelle di leopardo a percuotere ogni oggetto gli si parasse innanzi. Unite un violinista proveniente dal country e l'immancabile Fripp, ed avrete un combo estremamente eterogeneo, ma ancora una volta capace di riproporre e rinnovare una formula fatta di nevrotiche spigolosità elettriche e dolci melodie, blues e sinfonia, improvvisazione e rigore. Le parti strumentali sono contorte, intricate, con strizzate d'occhio all'atonalità e ai tempi dispari e un lavoro pazzesco sui crescendo; ma nei migliori king crimson coesistono gli opposti, ed ecco le canzoni, le melodiche book of saturday ed exiles, e il blues di easy money, il tutto condito dagli innesti inattesi del mai domo Muir.

10 maggio 2011

Steven Wilson - insurgentes

Nutro una grande ammirazione per Wilson, sapiente architetto sonoro, capace di metabolizzare ed aggiornare, pur con qualche ruffianeria di troppo, le intuizioni di alcuni giganti dei seventies, floyd su tutti; certamente pone spesso l'accento sulla forma a discapito del contenuto, e la cosa é evidente in questo non riuscitissimo "primo disco solista" (virgolette d'obbligo). C'è comunque una perla, che naturalmente paga il tributo agli altri mentori, i King crimson: no twilight within the courts of the sun, sorta di revisione della seconda, convulsa parte di starless, con un sublime Gavin Harrison dietro i tamburi a reggere l'obliqua ritmica.

04 maggio 2011

Line6 M5

Ordinato da tonefactor, negli USA, il pedale è giunto nel giro di una decina di giorni. Giusto il lunedì dopo il concerto del sabato sera, ma non può andare tutto TROPPO bene.
Perché l'ho comprato? Potrei cercare mille parole, ma ne uso principalmente una: GAS. Ma anche per "alleggerire" la pedaliera, che annovera tanti pedali che sono troppo pigro per portare quando facciamo comparsate di venti minuti. L'idea sarebbe di accoppiarlo all'ormai insostituibile vtbass per avere un "dynamic duo" molto versatile, leggero e di qualità, abbinandogli di volta in volta altri pedali a seconda del tipo di set in programma. E poi, non ho un compressore, e sullo stick ne ho un disperato bisogno, perché il mio tocco è angosciante (avrei più bisogno di studio che di un compressore, ma questo è un altro discorso)
Il pedale è solido, e pure pesantuccio. Sulla parte anteriore, cinque prese jack: quattro tra in / out: lavora anche i stereo, una quinta per il pedale d'espressione. Superiormente, sei potenziometri possono funzionare in modalità relativa o assoluta: uno per cambiare gli effetti, cinque per regolarne i parametri.


Ha il true bypass, o almeno così dichiarano alla line6; volendo, è disabilitabile per lasciare che gli effetti mantengano una coda.
Accesa, si capisce subito come funziona: è una pedaliera "castrata": si può usare solo un effetto per volta, ma ogni effetto ha grandi margini di personalizzazione, grazie ai cinque pot. Immagino che abbinare il pedale d'espressione possa essere un ulteriore divertimento (ci sono un emulatore whammy e molti wah), ma al momento ne sono sprovvisto, e non vorrei cadere di nuovo nella spirale dell'aggiunta pedali!
L'M5 ha due switch: col sinistro si accende e spegne l'effetto, il destro funziona da tap tempo e, premuto, porta il pedale in modalità accordatore.
Gli effetti sono divisi in cinque categorie: delay, mod, distorsioni, filtri, riverberi. Il DSP dovrebbe essere fondamentalmente uguale a quello delle consorelle M9 / M13, la qualità sembra sempre piuttosto elevata, anche se l'orientamento mi sembra leggermente più "chitarristico" che "bassistico", specie in ambito distorsioni e synth. Si passa da una categoria all'altra premendo il pot in alto a sinistra, e da un effetto all'altro ruotandolo. Ogni categoria ha il proprio colore, e il display si illumina di conseguenza.
Smanettando un paio d'ore, ho comunque trovato effetti piuttosto interessanti e soprattutto usabili in tutte le categorie, e sono rimasto stupito da quanta personalità avesse ogni singola emulazione. Ci sono distorsioni leggere ed estremismi metal, riverberi naturali ed eco che sfociano nel delirio psichedelico. I sintetizzatori sono carini, anche se non c'è nulla di devastante quanto l'electro-harmonix bass synth , e di questo sono in parte felice ;-). I compressori mi sembrano piuttosto credibili: naturalmente, vanno settati secondo il tocco e l'output dello strumento, ma mi sembra facciano il loro dovere. Tra i "mod" ho trovato molto divertente l'emulazione del Mu- tron, con cui riesco a riprendere più che bene i suoni del bassballs. Su moltissimi effetti, non solo delay, ma anche "mod" tipo chorus o flanger, il secondo switch funziona da tap tempo, il che è piuttosto utile e interessante.
http://line6.com/m5/models.html qui comunque c'è un elenco completo degli effetti, ho ancora molto da esplorare!
L'M5 ha la possibilità di salvare i preset in 24 location; per passare da un preset all'altro bisogna: premere insieme i due switch, scorrere l'elenco con essi (uno va in sù, l'altro in giù), premere ancora i due switch per entrare nell'effetto. In pratica, conviene che nello stesso brano non si usi più di un effetto. C'è anche l'intelligente possibilità di salvare in automatico: quando si esce da un preset, i suoi valori rimangono in memoria. Per gestire decentemente la libreria, però, è necessario il collegamento di midi in / out a computer : perché non hanno messo un USB?
In conclusione, pedale utile (fa quello che serve) e divertente (fa PIU' di quello che serve, per il divertimento casalingo) con una buona qualità.

02 maggio 2011

Sabato sera

Sabato sera abbiamo suonato in Buridda. Era tardissimo, ero stanco, ho sbagliato mille cose. Ma ci ho messo dentro tutto, fatica sudore colpo d'occhio e intesa e qualche piccolo sprazzo di intelligenza.
E ho goduto come un matto. Voglio più concerti.

22 aprile 2011

Qualche ascolto

Mentre sono fuori Genova, sull'ipod scorrono dischetti che vale la pena segnalare.
Kevin Gilbert - The shaming of The true : prog moderno, di quello stampo americano che lo rende vicino a tratti al detestabile AOR. Nonostante qualche rischio, bel lavoro eterogeneo, con interessanti intuizioni.
Still life - same :

15 aprile 2011

Palconudo - Bevi dalla mia bocca

Poche righe per segnalare un'interessante realtà genovese. Cercavo notizie su di loro in rete, ma nulla (o quasi) si trova.
Il loro è un cantautorato "modernizzato" (non pagano i soliti debiti con la scuola genovese), con una bella voce femminile in evidenza e testi intelligenti, con un paio di brani veramente riusciti e una buona produzione.
Meritano.

11 aprile 2011

Waters & The Wall

Lascio decantare per qualche giorno le sensazioni che sono scaturite dal concerto di Roger Waters, la ripresa integrale dello spettacolo che portò in tour con i pink floyd nel 1980-81.
Indubbiamente, the wall è opera estremamente suggestiva e, al contempo, semplice. Waters scrisse quasi tutto l'album (l'eccezione che spicca è la splendida comfortably numb), ancora una volta concentrandosi sulle tematiche che portano all'alienazione, qui rappresentata dal muro.
L'alienazione ha, per Waters, una radice profonda: come ogni fan dei Floyd sa, suo padre morì ad Anzio durante la seconda guerra mondiale, mentre Roger era ancora giovanissimo; i testi antimilitaristi nei Floyd abbondano: da Corporal Clegg all'intero Final Cut, la tematica ricorre sovente. Ed è proprio the wall che comincia a dare l'idea dell'ossessione di Roger.
Per entrare nel puro giudizio personale, the wall non è l'opera più riuscita dei Floyd: musicalmente si regge sulla ripetizione di alcuni temi non originalissimi, senza lasciare spazio alle atmosfere ed alle dilatazioni che costituivano il "vero" Pink Floyd Sound. Waters dà il meglio di sè come autore di testi: pur usando sempre un linguaggio estremamente semplice, riesce ad essere tagliente ed incisivo (e anche comprensibile per gli italiani, notoriamente capre con le lingue straniere!)
Lo spettacolo: incredibile! Un muro di undici metri sorge davanti agli spettatori e davanti ai musicisti, mentre proiezioni continue creano un vero e proprio "mondo parallelo", un film che scorre e che avvolge tutto. Guerra, povertà, prevaricazioni, violenza, alienazioni: tutto tradotto in immagini ed effetti speciali, noi - pubblico siamo costantemente con la bocca aperta. Anche la musica scorre perfettamente, senza incertezze, con un impatto notevole. E' questa la dimensione di the wall: lo spettacolo multimediale straccia il disco (che accusa gli anni e gli eccessivi ascolti). Voto: 9. Se comfortably numb l'avesse suonata Gilmour e non avessi avuto un tizio stonato attaccato all'orecchio destro sarei stato anche più generoso.

31 marzo 2011

Basso di Fungus

Due mezze giornate di sessione, e il basso di nove pezzi di the face of evil è quasi terminato. Fender Jazz, Fungus Jazz Fretless e Ashbory. Manca un brano al musicman (e forse un minimo di editing, ma sono stato PRECISISSIMO ;-))

09 marzo 2011

Derivativo

Dal Sabatini - Coletti:
1 Che deriva da qlco. || vocaboli d., derivati |
direi che basta questo per definire quel pirata di Steven Wilson e il suo progetto più noto, i Porcupine Tree. Nati come one-man-band, con influenze floydiane elevate all'ennesima potenza combinate ad un massiccio uso dell'elettronica (all'inizio per necessità), i PT attraversano dalla loro nascita ad oggi qualche cambiamento stilistico non di poco conto, ma sempre pervasi da un'innegabile ispirazione di matrice Floyd, quelli compresi tra Meddle e The Wall (non i migliori Floyd, ma sempre un signor gruppo!)
In Absentia, 2002, segnò il distacco parziale dalle primigenie sonorità, in favore di un "indurimento" e più di una strizzatina d'occhio al metal venne accennata nei due lavori successivi. In Absentia recupera l'originale "derivatività", in particolare il "bersaglio" sono i Floyd di Animals (e Dogs, in particolare). Risultato opinabile: personalmente lo apprezzo molto (anche se i testi, con la loro dimensione onirica, perdono anche molto fascino), pur consapevole che l'originalità è altro.

04 marzo 2011

Immagini

Sono ad un concerto (peraltro bello, anche perché suono nei primi venti minuti). Mentre suona e canta la brava Sara Lov, mi scopro a fissare un iPhone tra le mani di una ragazza che fotografa il palco. E mi ipnotizzo: l'immagine della realtà, più interessante della realtà stessa; il tremolio e lo sfarfallio dell'obiettivo che cerca di catturare gli attimi fuggenti hanno qualcosa di parallelo ai nostri tentativi di comprendere e cogliere ciò che ci passa innanzi.

25 febbraio 2011

King Crimson - qualche osservazione sconnessa

Probabilmente il mio gruppo preferito, sicuramente quello a cui ho elargito la percentuale più alta delle mie sostanze.
Hanno avuto una storia travagliata e "frastagliata", con svariati cambi (anche radicali) e pause prolungate. Già il nome sembra una dichiarazione di intenti: deriva da Belzebù (Beelzebub), ovvero B'il Sabab, ovvero "l'uomo con uno scopo". Prima ancora di incidere, si capisce come saranno: cerebrali, epici, quasi minacciosi, inventivi. E sempre guidati dall'algido Robert Fripp (unico membro fisso).
Il primo disco, "in the court of the crimson king", viene pubblicato il 10 ottobre del 1969. L'ultimo è del 2003, "the power to believe". I tredici dischi di studio hanno suoni e "scopi" molto differenti, dall'hard prog di 21st century schizoid man al quartetto d'archi, al new-wave, al nu-metal. Eppure, c'è sempre un elemento comune, c'è sempre quella sottile seduzione che spaventa e attrae. Ed è quello che lega tra loro tutti i lavori.
In questi giorni, girano foto che sembrano testimoniare che il gruppo sia nuovamente in moto con una formazione che definirei "promettente".

04 febbraio 2011

Blind Faith

Ieri sera mi è capitato di riascoltare un grande classico come Gimme Some Lovin'; la maggior parte degli ascoltatori la associa automaticamente ai Blues Brothers. Non molti sanno che in realtà è il parto di un gruppo inglese, lo Spencer Davis Group, in cui parte del leone faceva il giovane e talentuoso Steve Winwood, cantante, tastierista, chitarrista. qui il video sul tubo.
Winwood fu poi motore trainante degli ottimi Traffic e nel 1969 si unì a Eric Clapton, Ginger Baker (sodale di Clapton nei seminali Cream) e Ric Grech (Family). Il gruppo durò lo spazio di pochi mesi, durante i quali registrò un disco e suonò in Scandinavia, Regno Unito e Stati Uniti.
Il disco è una piccola gemma, nonostante si tratti del classico supergruppo il tutto non è inferiore alla somma delle parti, e l'autoindulgenza che talora fa capolino non arriva mai a livelli fastidiosi (per quanto il solo di batteria finale sia lunghino...)
Il brano assolutamente meraviglioso è questo: Can't Find My Way Home, qui in una versione in cui le corde vocali di Winwood sono messe a dura prova!

Pablo Honey

Ma il primo disco dei radiohead è dedicato a un noto giornalista italiano? Comunque, lo ritengo sempre acerbo, anche se privo delle lungaggini (leggasi noia) post Kid A
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30 gennaio 2011

The fish

Il mondo del prog italiano vive in un sottobosco particolare, comune a molti generi "di nicchia": fondamentalmente, la sensazione è che ci siano più "musicisti" che ascoltatori; in mezzo, a tenere le sfilacciate fila, stanno forum, fanzines, produttori e distributori. I momenti di condivisione non mancano, ma sembrano essere per lo più virtuali. Mi è parso comunque bello (e doveroso) offrire il mio piccolo contributo a una piccola causa: un tributo agli yes, un gruppo che a tratti adoro e a tratti detesto, pomposi magniloquenti buffoni, brillanti compositori e performer.
Con Fungus abbiamo escluso quasi da subito una partecipazione di gruppo: i punti di contatto tra noi e i tributati sono veramente pochi; l'onere/onore è toccato a me, e la scelta è parsa obbligata: The fish. L'originale è un brano in cui il rick di Chris Squire spadroneggia: diverse tracce di basso, suonate con energica plettrata, creano un brano melodico e denso di idee, reso "sbilenco" dal tempo in sette.
Nella versione live, invece, il brano diventa uno "showcase" per Squire, che si dilunga in fraseggi intervallati da applausi. Ho pensato di mantenere un piccolo solo a la Squire, ma senza allungare troppo il brano.
C'è un problema: non ho un rick! Il mio parco bassi comprende un musicman stingray, un Fender jazz classic 70's, uno Squier jazz vintage modified con i pu tonerider. Come pre, un vt bass fornisce sufficiente cattiveria "vintage".
Il loop di armonici è suonato sul MM, perché il fender palesa tutta la sua rumorosità, mentre il piccolo solo è frutto del Fender jazz e del vtbass, ben caricato a gain. I suoni sintetici fantascientifici che si sentono all'inizio e a tratti durante il brano sono frutto dell'electro-harmonix bass synth, meraviglioso pedale dal carattere molto forte (con cui ho colorato il MM). Ho usato tutti e tre i bassi per la "ritmica" vera e propria, mentre il suono "chitarroso" è del jazz, filtrato con il wah cry baby "Hendrix" e, infine, con amplitube (riverbero a palla!)
Infine, il tema è suonato dal Fender jazz, in due tracce pannate, con e senza spingere sul gain.

27 gennaio 2011

Walk On The Wild Side

Oggi mi sono documentato su un dei giri di basso più famosi di sempre, quello di walk on the wild side di Lou Reed. Il bassista era Herbie Flowers, e il suono particolare che il basso ha nel pezzo deriva dalla sovraincisione di un basso fretless e di un contrabbasso. Il perché siano stati usati insieme è molto prosaico: così il signor Flowers ha potuto prendere paga doppia, avendo suonato due strumenti sulla stessa canzone.

03 gennaio 2011

DFW

Leggo "David Foster Wallace non è ami compiaciuto delle proprie capacità letterarie" e trasalisco (che brutto verbo, suona meglio trasalgo anche se palesemente scorretto); sto leggendo Oblio, otto racconti interessanti, a tratti molto belli, in cui il narratore è di un'invadenza spropositata, il linguaggio è costantemente plasmato per celare e svelare solo al momento giusto, ponendo sempre in dubbio cosa sia reale e cosa sia frutto di fantasia o di manipolazione del narratore stesso, mai osservatore distaccato, quasi sempre protagonista. Uno scrittore eccellente, qui meno scorrevole che in prove precedenti, spesso ridondante, con la capacità di ipnotizzare e una conoscenza del ritmo narrativo che a volte ti porta a un passo dall'abbandono, per poi cambiare marcia o giocare un improvviso jolly. Sicuramente DFW era conscio delle proprie capacità (smisurate), molto probabilmente ne era compiaciuto.
Ah, leggere Oblio (il racconto) prima di addormentarsi è rischioso.