17 dicembre 2015

Nobody / lavori in corso

Qualcosa è andato avanti, i brani cominciano ad avere un aspetto. Probabilmente solo uno sarà cantato (anche perché il sottoscritto non è un cantante); in compenso ciò che sento non mi dispiace per nulla. La definizione di "artista" è estremamente labile, chiamarmi artista è inutilmente indulgente; ma il lato positivo di questo piccolo lavoro è che il "produttore" non sta soffocando le velleità dell'"artista" per scopi "commerciali". L'abuso di virgolette denota le nulle potenzialità commerciali del tutto, of course. Semplicemente, vorrei realizzare qualcosa che mi rappresenti. Per fare questo, devo tagliare, tagliare, tagliare. Bisogna essere critici con se stessi, per quanto ciò sia difficile. Allo specchio non ci si vede mai completamente.

08 novembre 2015

Pausa

Nobody è in pausa; mi sarebbe piaciuto avere più tempo ed energie da dedicare al progetto, ma al momento ho congelato tutto. Ho intenzione di lavorarci nelle prossime settimane, però, perché il vedere tutto fermo mi dà la consapevolezza che questo sia un lavoro che devo completare in prima persona: se non lo faccio io, chi lo farà? Sto pensando di reclutare un paio di amici, ma loro ignorano ancora.

08 ottobre 2015

Gilmour - Rattle That Lock

Due righe sull'ultimo parto post-floydiano: suono meraviglioso di chitarra al servizio di composizioni di maniera, tra le quali spiccano "in any tongue" (sorta di comfortably numb parte seconda, riuscita ma già sentita) e lo strumentale iniziale "5 a.m." Nel complesso è un dischetto da cinque e mezzo, ottimo in macchina o nello studio odontoiatrico. Non è brutto, sono certo che lo riascolterò, ma forse avrei preferito sentire la chitarra di Gilmour libera di improvvisare su tappeti di pochi accordi, che ingabbiata in composizioni marcatamente pop.

16 settembre 2015

Nobody - andiamo avanti

Continuano le registrazioni “nei ritagli”, continuo a mettere strati nei paesaggi sonori. Mi rendo conto che con l’ebow è facile farsi prendere la mano e stonare. Il mio approccio, probabilmente sbagliato, è: registrare tutto, riascoltare, riregistrare (quasi) tutto. Così, ho una vaga idea del risultato finale. Non ho fretta.

09 settembre 2015

Nobody

Non sono un musicista, ma ho molti strumenti che amano essere suonati. Magari preferirebbero dita più allenate e un uso più frequente ed abile, ma sotto sotto penso che ricambino l’affetto.
Ho registrato due dischi e un “EP”, dando sfogo a ispirazioni momentanee, forse per il puro piacere di realizzarli, forse per un filo di timido esibizionismo.
Negli ultimi dodici mesi ho ricominciato a realizzare registrazioni estemporanee, ed ora mi sto rendendo conto che il tutto potrebbe avere un senso: atmosfere “ambient” e post-rock fanno da filo conduttore.
Ad agosto 2015 ho ripreso in mano un paio di brani e li ho limati, in questi giorni di settembre dedico qualche ora ad aggiungere e togliere strati.
Probabilmente il disco sarà nobody (la presenza di un’assenza, dopo horror vacui e nowhere).

05 luglio 2015

Progetto Alba Ideale



Nel 2001 risposi ad un annuncio di ricerca di un bassista e mi trovai catapultato in una band meravigliosamente pretenziosa, come da migliore tradizione seventies. Il gruppo era il progetto Alba ideale, e si fondava sulle idee di Luca Salvetti, valido chitarrista ed "architetto" musicale, e di Paolo Vallebona, cantante eclettico innamorato di Stratos. Le prove del PAI si dividevano in tre fasi: arrangiamento del (poco) materiale che avevamo per le mani, improvvisazione monoaccordo (il re minore era sempre gettonato) e ore di discorsi su come fare evolvere il gruppo e il suo sound. Nel PAI transitarono vari strumentisti, e la stabilità fu sempre una chimera, ma riuscimmo a registrare un eroico demo per un  concorso per emergenti, "una suite per un anno"; il concorso, indetto dalla trasmissione radio form genesis to revelation, richiedeva un brano di durata compresa tra i quindici e i venti minuti, e a noi sembrò sposarsi perfettamente con i nostri ideali estetici.
L’unico brano in cantiere all’epoca era una cavalcata epica sulla morte di Dio (aforisma 125 della “Gaia Scienza” di Nietzsche): riuscimmo a far convergere un po’ di idee per allungarlo e trasformarlo in un brano che avesse la lunghezza giusta ed anche un senso compiuto, anche grazie ad un bel solo di piano, qualche stacco “epico”, un momento etnico / mistico con didjeridoo, un “bolero” chitaristico un finale floydiano con solo di synth.
La registrazione fu qualcosa di più epico del brano stesso: nella band eravamo in sei (due chitarristi, tastierista, voce, batterista e il sottoscritto al basso) e a disposizione avevamo solo un ADAT con otto canali e un mixerino. Facendo i salti mortali, trasformammo la sala prove in studio di registrazione, piazzando i microfoni e premixando la batteria in modo che occupasse solo due canali. Per l'occasione comprai un compressore behringer di ridicola qualità audio e provai ad imparare ad usarlo (con qualche risultato discutibile). La voce di Paolo, a causa dell'inesperienza di studio, fu soffocata da un fruscio esagerato ("potete abbassare l´effetto del vento?").
Ricordo pannelli di compensato e vario materiale casuale buttato letteralmente addosso al povero batterista in modo da creare una sorta di box in cui isolarlo acusticamente. In realtà rischiammo ripetutamente di soffocarlo. Il periodo delle registrazioni era particolarmente caldo, e più di una volta rinunciammo al refrigerio dell’unico ventilatore della sala prove per puntarlo sull’ADAT che a causa della temperatura tendeva ad impazzire.
Anche creare un mix con i nostri mezzi fu un vero e proprio delirio: avendo più strumenti che tracce a disposizione, dovemmo calcolare minuziosamente la divisione e prendere decine di pagine di appunti per il successivo mixaggio.
Il mix fu la ciliegina sulla torta: ci procurammo un secondo ADAT e il cavo per sincronizzarlo, e passai un paio di notti con il gruppo a tirare su e giù fader e a prendere appunti su un sempre più caotico quadernetto. Il risultato fu molto rustico (poi lo rimixammo con cubase, fortunatamente) ma anche ricco di soddisfazioni. Il brano piacque ai ragazzi di from genesis to revelation e fummo selezionati per suonare al Bloom di Mezzago; quel giorno suonammo con floating state, giobia, ancestry e un paio di altri gruppi fighi: gli unici del lotto a sciogliersi senza pubblicare un album fummo noi del PAI.
Del concerto ricordo un palco spettacolare, la sensazione di fratellanza quasi carbonara, Paolo in ritardo di un paio d'ore per il soundcheck che entra in bagno e fa risuonare gorgheggi stratosiani in tutto il locale; ricordo di avere goduto come un matto con i Giobia e di aver "fumato" ingloriosamente uno stacco basso/batteria.

Il PAI tornò galvanizzato dall'esperienza, e continuò a lavorare con ritmi molto tranquilli a brani ulteriori. Solo un paio di altre registrazioni furono partorite in mesi di prove, lavori, discussioni.
Per un paio di mesi venne in sala un sassofonista che citava Coltrane come sua influenza; alla prima prova suscitò qualche perplessità perché sembrava essere costantemente fuori tonalità. Visto che i pezzi non giravano benissimo, tirò fuori il coniglio dal cappello: "volete sentire qualcosa di pazzesco? Eccovi il suono della giungla!"; cominciò a smontare il sax e rimase con solo ancia e bocchino. Prese un paio di minuti per prepararsi mentalmente e poi soffiò con forza, emettendo una sorta di pernacchia sconfortante.



27 maggio 2015

Ophelia - the last gig on earth

Nel 2002 nacque Fungus. La prima incarnazione della band viveva come progetto aperto e variabile di improvvisazione,con pochi temi di appiglio, poche prove, molte incognite nei live. Quando Fungus divenne più stabile nella formazione e nel repertorio, fu necessario inventare un nuovo nome per gli sporadici momenti di improvvisazione senza rete: così fu Ophelia. La creatura era strana, mutevole e capricciosa e, soprattutto, restia a farsi "ingabbiare": qualche data dal vivo nel segno dell'estemporaneitá.
Il 28 dicembre del 2014, però, mostriamo una briciola di organizzazione in più del solito ed attrezziamo la sala prove Fungus per la prima, finora unica, registrazione.
Fino all'arrivo in sala non sappiamo né cosa suoneremo, né chi ci sarà. Poi arriva AJB, con qualche spartito e qualche indicazione: quattro temi accennati, sviluppati, abbandonati e ripresi rappresentano l'ossatura delle nostre divagazioni. Il risultato è una giornata di jam ruspante, a tratti infuocata, in bilico tra il cerebrale e l’adrenalinico. Tutto viene registrato su un impianto “volante”, otto piste contese tra chitarra, basso, due tastiere, percussioni e batteria.
Nelle settimane successive qualche piccolo editing (assolutamente minimale) e un lavoro di mix e mastering il più rispettoso possibile, purtroppo coincidono con il peggioramento delle condizioni fisiche del principale motore del progetto, il nostro chitarrista, Alejandro J Blissett, che ha lasciato la terra prima di ascoltare la versione definitiva del lavoro.
Questo piccolo imperfetto disco non vuole essere nulla di più di una fotografia di un momento particolarmente bello e intenso.
28/12/2014 Ophelia:

AJB - chitarra
Dorian - batteria
Dani - percussioni
Il mercante di sogni - synth
Claudio Ferreri - vintage keys
zerothehero - basso

(e a breve in cd)

11 maggio 2015

Gestori di Locali - parte XXVII

“Ragazzi, state suonando di fronte a quattro persone; due sono nostri amici. Fuori c’è la gente che vuole entrare per il deejay set, secondo voi ha senso andare avanti?"

07 marzo 2015

Nowhere su spotify

eccolo qui Grazie all'interessante servizio Routenote, nowhere è su spotify. Ascoltandolo potreste fare del bene alle vostre orecchie, anche se per ottenere una qualità migliore vi conviene rivolgervi altrove (bandcamp ad esempio). Probabilmente zerothehero non ricaverà neppure un centesimo da spotify, e ogni ascolto che avverrà su questa piattaforma avrà una qualità infinitamente più bassa di quella del file non compresso che potreste scaricare gratuitamente da bandcamp o dai torrent. Ma nel 2015 bisogna essere presenti, anzi esserci, magari senza ragionare troppo sulle modalità di fruizione della musica.

02 gennaio 2015

Improvvisazione. Ophelia.

Ofelia (Ophelia) in Amleto è la vittima degli eventi: il destino la spinge, ineluttabile. La nostra "Ophelia", invece, vede il destino in modo più plastico, plasmabile: genera il proprio destino e lo osserva dipanarsi. In parole povere, Ophelia è uno spin-off di Fungus, un progetto senza rete di improvvisazione, composizione istantanea, gioco, libertà. Il 28 dicembre 2014 Ophelia ha registrato con pochi mezzi tecnici, ma molta libertà, un pomeriggio di improvvisazione. Per ora: sappiatelo!

Cammina verso il sole

Prima registrazione del 2015, un'improvvisazione su chitarra acustica, flauto e basso elettrico. Due accordi, buona la prima, nessun mixaggio.